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PODCAST #01 MUSON, IL FIUME DIMENTICATO

PODCAST #01 MUSON, IL FIUME DIMENTICATO
«Sulla storia di un luogo o di una comunità, molto può dirci la toponomastica, ossia il nome che si dà a località, frazioni e vie. Qualche esempio? Via Molino, Molinella, Munaron, tutti nomi che ci rimandano alla presenza nel passato (e qualcuno ancora presente) di qualche mulino. Nomi come Follo, Maglio: anche qui il rimando è a un passato, questo sicuramente passato, di attività proto-industriali legati allo sfruttamento dell’energia idraulica. Ci sono anche elementi di toponomastica che ci rimandano alla configurazione del nostro territorio relativamente ai corsi d’acqua. Sicuramente avrete visto nomi tipo Taglio, Nuovo Taglio, Taglio Novissimo, Taglio del Sile, Caposile, Brenta, Vecchia, Piave Vecchio: sono tutti riferimenti a delle situazioni che nel passato hanno caratterizzato il territorio e che oggi in un qualche modo ci è stato riconsegnato con delle modifiche a quanto in natura avevamo trovato».
La voce che state ascoltando è di Mauro Scroccaro, uno storico indipendente che da anni studia il territorio di Venezia, la sua lunga storia che si è distesa tra acqua e terra. Benvenuti a Luoghi e piccole storie, viaggio tra memorie perdute, accadimenti, cronache sepolte negli archivi o racconti orali che ormai pochi ricordano. Luoghi e piccole storie è un progetto della Cooperativa sociale La Città del Sole, che ha sede a Mestre. La Cooperativa ha una lunga esperienza di cura del territorio ma anche di ricerca storica. Dopo 30 anni di progetti e di ricerche, ora ha un Centro di documentazione con un archivio unico nel suo genere.
In questa puntata Mauro Scroccaro ci parla della memoria dei fiumi. Il corso d’acqua di cui ci parla è il Muson. Forse pochi di voi sanno cos’è il Muson, eppure potrebbe capitarvi di abitare o di camminare in una via che in realtà è ciò che resta di quel fiume.
«Il Muson, che nasce sostanzialmente da due zone diverse, ha due alimentazioni, due forme di alimentazione diverse: il Muson di risorgiva, che trae la sua vita sostanzialmente nella zona subito a nord ovest di Camposampiero e quella che oggi conosciamo come Muson dei Sassi, un torrente che scende dalle colline dell’Asolano ed è caratterizzato da una impetuosità decisamente interessante. I due fiumi convergevano per l’appunto nella zona di Camposampiero e poi con un corso d’acqua unico. Il Muson, appunto, si dirigeva verso Mirano, Spinea, Chirignago, andando verso la laguna in quello che erano i Bottenighi, il porto del Bottenigo, l’attuale Marghera.
Dunque, perché è importante un piccolo fiume quasi sconosciuto?
«È un fiume che ha importanza nella storia. Perché? Perché segna il confine tra la centuriazione e la gestione del territorio del Municipio di Padova e il Municipio di Altino in epoca romana e segna il confine tra Padova e Treviso in epoca medievale. Tant’è che sopravvive anche qualche testimonianza di questa realtà di confine e il riferimento specifico è alla Torre di Stigliano, torre di parte trevigiana che controllava appunto il confine e il ponte verso i territori padovani. E perché ci siamo concentrati sul Muson? Perché ha una storia di interventi, anzi diciamo così, meno impattanti, meno importanti rispetto a quelli del Brenta, del Piave o del Sile, ma che hanno in qualche modo disegnato il territorio. Il primo intervento del 1604, che la Repubblica di Venezia mette in essere con l’intento di allontanare dalla laguna questo corso d’acqua, che con un ramo importante veniva dalle colline dell’Asolano, trascinando dunque molto sedimento sabbioso e anche sassoso: l’intervento di Venezia consiste nel deviare il suo corso tra Salzano e Mirano, abbandonando il vecchio alveo in direzione Spinea e Chirignago per portarlo con un taglio, quello che noi oggi conosciamo come Taglio Nuovo, verso Mira per essere immesso in quello che diventerà il Naviglio del Brenta, il vecchio corso del Brenta. Il senso di questa cosa? Allontanare il corso d’acqua principale dallo sfociare in laguna; seguirà nel 1612 la diversione di quello che da quel momento in poi si chiamerà Muson dei Sassi, cioè il ramo proveniente dall’area torrentizia delle colline dell’Asolano, dal vecchio Muson, che a questo punto, così comincerà a chiamarsi. É una divisione di due corsi d’acqua: il Muson dei Sassi, con una serie di opere di rettifica, verrà portato dai veneziani a sfociare nel Brenta, prima di Padova; il Muson Vecchio invece continuerà il suo percorso originale sostanzialmente fino a Mirano, in quello che era il porto dei battelli, il terminale della navigazione fluviale fino agli anni ‘60. È là dove si affacciano anche oggi i giganteschi resti del Mulini di Sotto, mulini presenti già a partire dal 1200 e caratterizzati proprio dalla loro dimensione a sei ruote».
La storia del Muson, racconta Mauro Scroccaro, ci fa capire come il territorio veneziano sia stato plasmato nel tempo. E quello che vediamo è spesso quello che è scomparso. Allora del Muson, cosa è rimasto?
«Allora piccoli passaggi per capire come il territorio è stato modificato, plasmato dall’uomo e come di questi passaggi qualcosa resti, anche se oculato alla nostra vista. E mi riferisco nella fattispecie al vecchio corso, al vecchio tracciato del Muson, di cui da Mirano, Spinea, Chirignago perdiamo completamente le tracce. Tuttavia, è da sapere che il Muson sopravvive nel suo vecchio corso, quello che oggi è conosciuto come Rio Cimetto, che passa per la Gazzera, immettendosi in un altro corso minore, la Dosa, per finire entrambi, poi, nel margine del Rio Cimetto. Oggi non rimane praticamente quasi più nessuna traccia, perché a partire dagli anni ‘70, più o meno in periodi del furore dell’interramento, il corso d’acqua viene per l’appunto intombato, sparisce completamente alla vista, e ne sopravvive oggi la memoria solo su una via, per l’appunto il riferimento toponomastico, via Rio Cimetto, che alla Gazzera va da via Gallucci a via Calabria.

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