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Villa Contarini-Pisani a Mira detta “dei Leoni” fa capire quale sia stata la magnitudo della spoliazione di Venezia e del suo territorio per lungo tempo dopo la caduta del 1797. I suoi maestosi affreschi del Tiepolo sono stati strappati nel 1893 e venduti. Celebravano la visita del re Enrico III di Valois nel 1574: il re di Francia e Polonia, infatti, quando giunse a Mira volle a tutti i costi visitare la Villa.
A volte capita di vedere in azione qualche (raro) illuminato amministratore: così sono riapparsi sotto forma di una copia digitale fedelissima e sfolgorante nel 2018, per festeggiare i 150 anni dall’istituzione del Comune.
La villa cinquecentesca, proprietà della famiglia Contarini, è passata di mano in mano fino a Demetrio Homero: a lui si deve, nel 1893, la vendita degli affreschi. Interessati all’acquisto erano i collezionisti Edouard André, un banchiere protestante e la moglie, la pittrice Nélie Jacquemart. La coppia girava l’Europa alla ricerca di arredi per la propria residenza parigina, che sarebbe diventato l’attuale prestigioso museo Jacquemart-André di Boulevard Haussman. Il Tiepolo di Mira, unico affresco italiano in Francia, oggi è una della più importanti attrazioni della collezione.
L’allora Prefetto di Venezia, Lorenzo Fabris, si preoccupò della vendita e scrisse al delegato straordinario del Comune di Mira, senza incontrare alcuna opposizione. Segnalato il diritto di prelazione del governo, ricevette questa risposta: «Il Governo non potrebbe staccare dal palazzo i dipinti suddetti (sic), senza il rimorso di fare opera a danno del pregio artistico dei dipinti; detto Ministero lascia al proprietario di fare ciò che gli talenta, facendogli però osservare che staccando quegli affreschi egli fa opera non buona e che strappa dal suo luogo una memoria cara a Venezia».
Nonostante le proteste dei cittadini, per 30 mila lire di allora (circa 100 mila euro di adesso) quasi 80 metri quadri di affresco di Tiepolo della Villa si trovano a Parigi. Rivederli a Mira è atto di giustizia alla nostra memoria perduta».