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#07. TRE BUONI CONSIGLI: UN LIBRO, UNA SARTORIA, ANDARE A FUNGHI

#07. TRE BUONI CONSIGLI: UN LIBRO, UNA SARTORIA, ANDARE A FUNGHI
Perché allora Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse?
Viviamo una stagione di rinnovati pensieri radicali e di endemici scontri armati in diverse parti del mondo. La guerra ci circonda, qui in Italia nel senso politico della battaglia delle idee, o più spesso del clash tra propagande avverse. Ciò favorisce la ripresa di analisi catastrofiche sul futuro del nostro vivere sociale. Il senso di rapido trapasso da un mondo fatto indiscutibilmente anche di sviluppo e crescita, verso un futuro quantomai incerto, favorisce nel presente l’insorgere di posizioni politiche massimaliste e intransigenti. La necessità di una transizione energetica, lenta e difficile da raggiungere nel breve, contribuisce al disorientamento e allo spaesamento in cui tutti noi agiamo, elaboriamo il pensiero e orientiamo le nostre emozioni. In definitiva, uno scenario di mutamenti macroscopici che ha preso un passo più accelerato e confuso.
Di conseguenza, il panorama politico italiano ed occidentale mostra risorgenti militanze ideologiche, orientate da parole d’ordine rivoluzionarie e anticapitaliste del secolo scorso – il cui recupero appare davvero poco utile -: il rischio di una deriva delle posizioni verso forme di fanatismo politico o di messianismo rivoluzionario nelle interpretazioni della transizione, mi pare vada riconosciuto e segnalato perché disegnerebbe uno scenario ideale ad una crescita esponenziale della conflittualità sociale, già stimolata, del resto, dai fattori economici della transizione stessa.
Dolore e furore di Sergio Luzzatto va letto perché ci mostra quali siano stati i percorsi di radicalizzazione rivoluzionaria di un buon numero di persone nell’Italia degli anni Settanta. Di quei tragitti, di alcune di quelle esperienze, Luzzatto ne parla «partendo da lontano» come un romanziere romantico, tanto è abile nel portarti dentro la storia a cercare genealogie, senso, ragioni.
Come scrive, “la storia deve iniziare dagli anni Sessanta, e da una peculiare miscela di ribellismo, comunitarismo, terzomondismo che già prima del Sessantotto prese la forma, a Genova, di una doppia battaglia di opposizione: l’opposizione di ambienti cattolici conciliari alla Chiesa bigotta e reazionaria del cardinale Siri, e l’opposizione di ambienti laici, antidogmatici, anarcoidi alla seconda chiesa della città, quella costituita dal Partito comunista. Con anticipo sulla grande stagione dei movimenti, una Genova radicale si scoprì allora in rivolta contro il conformismo uno e bino della Curia e del Pci. Nel centro storico, era la Genova delle canzoni di Fabrizio De André, delle fotografie di Lisetta Carmi, delle omelie di don Andrea Gallo. Tra Sampierdarena e Cornigliano, era la Genova di un ex enfant prodige comunista, il professore di storia Gianfranco Faina, che andava superando a sinistra perfino l’operaismo, alla ricerca di nuove prospettive per la rivoluzione”.
Lo potete immaginare, non spoilero nulla: è una storia triste, e molto violenta».

Socia lavoratrice della Cooperativa sociale La Città del Sole, è impiegata nei servizi amministrativi dell’Ospedale di Dolo

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