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#11. TRE BUONI CONSIGLI: UNA CHIESA DA SCOPRIRE E DUE LIBRI

#11. TRE BUONI CONSIGLI: UNA CHIESA DA SCOPRIRE E DUE LIBRI
Invece una piccola porta laterale conduce a un angusto corridoio, dove l’aria odora di cera, dopo il quale si apre un’ampia stanza: uno spazio quadrangolare le cui pareti sono occupate da uno dei più maestosi dossali lignei del Barocco veneziano, realizzato in origine per la sala dell’Albergo della vicina Scuola di San Giovanni dei Battuti – edificio soppresso nel 1810 – da Pietro Morando, scultore sul quale le notizie scarseggiano e si perdono nella leggenda, inclusa quella che fosse nato proprio a Murano.
Certa è invece la sua straordinaria capacità nel tradurre in legno l’essenza stessa dei 33 Telamoni che si staccano dal dossale: la puntualità descrittiva che rende riconoscibili le Stagioni, la cecità sofferta di Belisario, il tormento del gigante Tizio, la specchiata saggezza dei filosofi come Cratete o Pitagora, l’eleganza di un Creso, quell’ultimo re di Lidia divenuto antonomasia di ricchezza. Sfugge il legame di questo complesso programma iconografico legato ad un universo classico, quanto mai ermetico e complesso da dipanare, ma che passa in secondo piano quando si è – letteralmente – circondati da queste figure, grandi quasi al vero, accarezzate dalla luce che, obliqua, filtra dalle ampie finestre.
A seguire è un’infilata di ambienti che, come scatole cinesi, custodiscono un piccolo, quanto prezioso, repertorio di conterie ottocentesche: le lanterne in margherite (microperle in vetro), ex voto, scatole e persino un tabernacolo mariano interamente ricoperto di cannotiglie.
Un ultimo sguardo lo merita il pavimento, realizzato nel rispetto dell’antica tecnica del terrazzo veneziano, le cui tessere sono intercalate da murrine di diversa foggia e provenienza».

Giornalista, collabora con i giornali del gruppo Nem e con Altreconomia. Scrive di ambiente e criminalità organizzata
Dalla giovinezza idealista al disincanto verrebbe da dire. Ma per fortuna a questo piano inclinato ci salva la magia del racconto centrale che dà il titolo al volume dove emergono due figure magnetiche, Pablo e la malinconica Clara: belli, carismatici, simboli di un futuro che pareva possibile. È la parabola di Pablo in particolare ad incantare, funambolo in anni affluenti, ricchi, plastificati e falsi. Capace di impersonare volti e storie diverse fino a perdersi e ritrovarsi nell’ultimo appuntamento con la realtà non più evitabile.
Qui Pedullà – docente di letteratura e scrittore affermato – mostra la sua scrittura più felice, formalmente ineccepibile ed intrisa di profonda consapevolezza. Forse le loro due storie – Pablo e Clara – andrebbero proiettate nella più generale crisi della borghesia italiana, nella sua resa irresponsabile. Forse: ma rimangono comunque due destini tratteggiati con amorevole umanità».
Un messaggio chiaro, vero nell’epoca dell’autore e ancora vivo nel presente. Wells ci avverte: la disuguaglianza, economica e sociale, porterà alla distruzione della cultura umana, prima separando e poi mettendo gli uni contro gli altri i vari membri delle classi. Gli Eloi non leggono, non studiano e non costruiscono relazioni profonde con i propri simili. I Morlock sono privi di moralità e sensibilità umana. Il consiglio che vi posso dare è di leggere questo libro, ma anche di studiare, di interessarsi agli altri e di sviluppare i rapporti umani».

Giorgio BombieriNOVITA’ EDITORIALE: CAVE, FORNACI E FORNACI TRA I FIUMI DI RISORGIVA