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#17. TRE BUONI CONSIGLI: UNA RACCOLTA DI SAGGI, UN VIAGGIO IN LAGUNA, UN ROMANZO

#17. TRE BUONI CONSIGLI: UNA RACCOLTA DI SAGGI, UN VIAGGIO IN LAGUNA, UN ROMANZO

Giornalista, collabora con il Corriere del Veneto e il Corriere della Sera
Di recente ne ho avuto una prova diretta. Lo scorso marzo è stato inaugurato dal CNR-ISMAR il Biodiversity Gateway, un progetto sulla biodiversità che trova una delle sue sedi in Italia nella Palazzina Canonica di Riva Sette Martiri a Venezia.
Il centro è il risultato di una missione più grande finanziata dal Pnrr sulla diffusione della biodiversità che includeva anche la pubblicazione di un libro che fungesse da ponte tra scienza e società e si potesse scaricare gratuitamente dalla cittadinanza.
Quel libro è venuto da poco alla luce. Si chiama Innamorarsi della biodiversità e racchiude 21 saggi di scienza, arte e società. Un concentrato di esperienze di biofilia, edito da Mare di Carta e parte di una serie di iniziative che abbiamo chiamato Naturalmente Connessi. Il volume si può sfogliare su Zenodo, l’archivio digitale open access dedicato al mondo della ricerca.
Chiamata a realizzarlo, come giornalista mi sono trovata davanti a una sfida. Nel nostro lavoro di cronisti siamo ogni giorno chiamati a svolgere il ruolo di mediatori cercando di rendere comprensibili al grande pubblico concetti a volte complessi, come quelli ambientali. Per dire, un giornalista che vive a Venezia non può esimersi dal non sapere che cos’è l’acqua alta o come funziona la Laguna.
Mi sono quindi chiesta come fare per abbattere l’immagine dello scienziato chiuso nel suo laboratorio. Nel mio lavoro più e più volte mi è capitato di incontrare ricercatori e ricercatrici e di ritrovarmi incantata ad ascoltare le storie di missioni avventurose o di incredibili scoperte.
Confrontandomi con le referenti del progetto, le scienziate Fantina Madricardo e Michol Ghezzo, mi sono resa conto della passione che anima tantissime persone che lavorano in ambito scientifico, ma che non viene mai raccontata. I paper o le pubblicazioni scientifiche non lasciano spazio alle emozioni di chi fa ricerca, tantomeno alla loro biografia umana. Ho chiesto loro di raccontarmi in prima persona perché avevano scelto quella professione, realizzando che quello che li aveva portati a fare della loro vita una ricerca costante, era un grande amore per la vita, in tutte le sue forme. Tale passione abita anche molti cittadini che, oltre al lavoro, decidono di dedicarsi a progetti per la salvaguardia dell’ambiente, mossi sempre da quella biofilia che accende di entusiasmo chi sente che siamo tutti naturalmente connessi.
Per avvicinare la scienza alla società ho chiesto a ogni scienziato e scienziata di spiegare la propria ricerca o progetto in prima persona, raccontando perché avevano deciso di fare quella professione. Non è stato facile nemmeno per loro rompere gli schemi tradizionali, ma alla fine si sono aperti mostrando quanta umanità ci sia dietro a ogni scoperta. Alle loro ricerche abbiamo unito le storie di cittadini e di imprenditori che hanno fatto della biodiversità la propria vita, dimostrando come alla fine il ponte tra scienza e società sta nelle storie delle persone che fanno la differenza.
A questo abbiamo aggiunto anche alcune esperienze proveniente dal mondo dell’arte che sempre di più è chiamata a dialogare con questi temi, prioritari per la sopravvivenza del nostro pianeta.
Insomma, il mio consiglio è di tuffarvi nel libro. Ogni capitolo è un trampolino che vi condurrà in una delle infinite forme di vita. Capirete perché non potrete più stare senza quella parola. La biofilia è infatti il filo conduttore nascosto che anima tutti i saggi, nella speranza e con l’augurio che anche i lettori e le lettrici possano Innamorarsi della Biodiversità».
Nel giro di una settimana le “peregrinazioni lagunari” mi hanno raggiunto da punti diversi: una mostra fotografica, un’escursione in barca e una canzone.
Io mi sono lasciata portare. Volete seguirmi?
La mostra
Luciano Bettini ha proposto al Ristorante LE VIE di Altino una mostra fotografica su barene e pescatori. Venti scatti in bianco e nero realizzati nella Laguna Sud, tra Dogaletto e Chioggia.
In primo piano ci sono paesaggi e attrezzi da pesca ma soprattutto uomini, moecanti e fasolari, intenti ai loro mestieri d’acqua, forse destinati a scomparire. Sono uomini che camminano nei bassi fondali della laguna (a volte immersi fino al busto) o che armeggiano con pesciolini, granchi, reti e nasse.
Potrebbero essere immagini di un secolo fa e invece sono il frutto di un lento giro in barca che risale al 2021. Il bianco e nero risalta le forme e i gesti in modo nitido, pieno e realistico, restituendo anche tutto il silenzio che avvolge questi paesaggi.
La barca
Partiti da Fusina a bordo di un peschereccio oggi adibito all’ittiturismo e gestito dalla Cooperativa Blu Oltremare, la prima tappa è l’isola di Sacca Fisola.
Qui la Cooperativa Sociale Il Cerchio gestisce i campi sportivi ed un ristorante. Gli inserimenti lavorativi provengono in prevalenza dal carcere, all’interno del quale è allestita anche una lavanderia industriale.
Ripartiti alla volta di Chioggia, navighiamo sempre in prossimità della striscia di terra che separa la laguna dal mare: Lido, Malamocco, Alberoni, San Pietro in Volta, Pellestrina, Ca’ Roman.
A sinistra, la striscia di terra si fa sempre più sottile ed il paesaggio è in graduale e costante mutamento, con i palazzi stile liberty e i giardini alberati del Lido che lasciano posto ad edifici più modesti e poi alle case colorate, chiese, oratori e ancora colori, colori, colori… A destra solo laguna, qualche isolotto di antica difesa (l’ottagono degli Alberoni, il faro Spignon) e casoni da pesca abbandonati, faro e casoni già visti nelle foto di Luciano.
In vicinanza di Chioggia la nostra barca si avventura in un sentiero d’acqua bassa e limpida fino a raggiungere il Cason da Sandro, ristrutturato ed adibito a ristorante. Qui lo staff di “Tocia” ci propone una carrellata di piatti con raffinate e curiose preparazioni. L’Ostrica del Doge, allevata poco distante, è presentata ovviamente al naturale ma anche in guazzetto, grigliata, disidratata e sempre accompagnata da erbe e ortaggi di laguna: alghe, santonego, salicornia, asparagi, carciofini.
La canzone
Sulla via del ritorno a Fusina, percorrendo il più veloce e anonimo “canale dei petroli”, mi accompagna la melodia di un canto popolare del 1600, riscoperto da Luisa Ronchini del Canzoniere Popolare Veneto: E mi me ne son ‘ndào dove che feva i goti, siogando la spinéta ai altri gioghi. Mi g’ho de le fugasse de quéle de Malghera; g’ho caminào par tèra fino a Fusina…
Note per il viaggiatore
1- La mostra di Luciano Bettini è visitabile negli orari di apertura del Ristorante LE VIE, via S. Eliodoro 39, Quarto d’Altino (Ve), località Altino
2- Il Casone da Sandro è raggiungibile con imbarcazione propria o con servizio dedicato da Chioggia
3- La canzone si trova nel repertorio di diversi cori e nel disco omonimo di Angela Milanese, nonché nella colonna sonora del documentario Il pianeta in mare di Andrea Segre, dedicato al declino industriale di Marghera».
È la storia de Il deserto dei tartari di Dino Buzzati e vi consiglio di leggerlo o di rileggerlo.
Il libro ci racconta della vita di Drogo e dei suoi commilitoni da sempre in attesa di una realizzazione militare (e quindi umana) attraverso lo scontro, l’eroismo, la morte. Aspettando un nemico lontano si consuma la vita del protagonista che porta il lettore a riflettere sulla propria inettitudine, la propria fortezza nella quale rischia di rimanere per sempre in attesa di Godot».

#18. TRE BUONI CONSIGLI: UNA RICETTA, UN PONTE, UN ORTO BOTANICO E UN LIBRO