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I NOSTRI PRIMI 30 ANNI. «LA COMMUNITA' TUTTI LI FA RICCHI E POVERI»

I NOSTRI PRIMI 30 ANNI. «LA COMMUNITA' TUTTI LI FA RICCHI E POVERI»

È il 1996. Un gruppo di amici vuole seguire un sogno, che in quel momento sembra un azzardo: trasformare il lavoro volontario in una vera e propria impresa sociale. Da tempo quegli amici sono infatti impegnati a recuperare e aprire al pubblico i forti del Campo trincerato di Mestre. Sono convinti che tutto quel lavoro possa diventare un’attività imprenditoriale sottoforma di cooperativa sociale. Il nome? La Città del Sole: esplicito il riferimento all’opera del filosofo Tommaso Campanella, che ambienta la sua società utopica in una città fortificata.
Lui immagina una società inesistente e ideale, migliore di quelle reali, una società perfetta e felice che riconosca il valore supremo dei beni comuni, dove ciascuno ha accesso a ciò di cui ha bisogno e nessuno soffre la mancanza di alcunché.
Scrive il filosofo:
«La communità tutti li fa ricchi e poveri: ricchi, c’ogni cosa hanno e possedono; poveri, perché non s’attaccano a servire alle cose, ma ogni cosa serve a loro».
Sembra il programma perfetto per il sogno dei nostri amici: costruire una comunità dove ogni individuo, a prescindere dalle proprie fragilità, possa trovare un ruolo, un valore e un riconoscimento sociale. Un’utopia, certo, ma forse anche un po’ follia! Eppure, quegli amici sono determinati, convinti di raggiungere l’obiettivo di costruire un’economia sociale dal recupero dei forti veneziani per creare nuove opportunità di lavoro.
Da circa un decennio dedicano energie e risorse per ridare una nuova vita a quel patrimonio culturale che per tanti anni è rimasto inaccessibile alla cittadinanza, creando associazioni per gestire alcuni forti. Sono proprio queste associazioni di volontari a costituire la prima compagine sociale della Cooperativa La Città del Sole, un esempio davvero importante di protagonismo sociale.
Ma ora, assieme alla felicità di avviare questo percorso, occorre anche pensare seriamente a come inserirsi nel modo dell’economia locale e come trovare le risorse per creare davvero nuovi lavori. Come? Lo scopriremo nella prossima newsletter.

«LA BRENTA QUASI BORGO DI VENEZIA»