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I NOSTRI PRIMI 30 ANNI | PRIMI PASSI DI ECONOMIA SOCIALE: MORE, ALBERI, MARMELLATE

I NOSTRI PRIMI 30 ANNI | PRIMI PASSI DI ECONOMIA SOCIALE: MORE, ALBERI, MARMELLATE

Creare economia dal recupero e dalla gestione dei forti del Campo Trincerato di Mestre era un obiettivo che nessuna realtà veneziana aveva fino a quel momento tentato. Trent’anni fa, la Cooperativa sociale Città del Sole poteva contare sulle concrete esperienze dei volontari che gestivano da alcuni anni i forti e che qualche idea su come far quadrare i conti se l’erano dovuta fare. La manutenzione delle aree verdi e i seppur piccoli interventi, per garantire un accesso sicuro ai visitatori, costavano e non c’erano contributi da parte delle Istituzioni.
I forti, soprattutto nella terraferma veneziana, cominciavano ad essere luoghi molto frequentati, i cittadini scoprivano finalmente quelle aree verdi, nascoste ed inaccessibili da generazioni e che negli ultimi decenni in tanti vedevano abbandonati e spesso oggetto di degrado e utilizzi impropri.
La prima idea, ovviamente, era quella di far pagare ai cittadini l’accesso, almeno per le visite guidate che periodicamente venivano organizzate. La decisione è stata un’altra: richiedere solo contributi volontari, perché questo patrimonio culturale veniva considerato come un bene comune. Un bene che apparteneva alla comunità locale, rimasta per troppi anni esclusa: solo attraverso la partecipazione e la condivisione degli obiettivi, poteva sentirsi davvero coinvolta nelle attività di recupero.
In quegli si cominciava a discutere di sviluppo sostenibile, di autoproduzione, di sviluppo autocentrato proprio a partire da quello che il territorio, l’ambiente, la natura potevano offrire. Nei forti, anche per il lungo abbandono, non mancava una vegetazione spontanea che lentamente si doveva contenere anche per liberare i muri e i tanti accessi alle strutture dei forti. Così, i rovi che avvolgevano le strutture son diventati un’opportunità, perché producono quei meravigliosi frutti che sono le more. Le siepi sugli argini del fossato o sulle rampe verdi di accesso erano ricche di arbusti ed alberi da frutta: piccole mele, fichi, nespole, prugnoli, erbe selvatiche come il tarassaco o i “carletti/sciopeti”.
Attraverso imprese non proprio semplici, si cominciò a raccogliere questi frutti per trasformarli in prodotti da proporre ai visitatori. Vi confessiamo che non sono mancate rovinose cadute in macchie di rovi da dove si usciva ammaccati e pieni di graffi, ma l’importante era salvare il prezioso raccolto! Seguivano giornate con pentoloni dove bollivano more, fichi, nespole per ottenere delle ottime marmellate. Nelle giornate di apertura dei forti queste marmellate, le erbe selvatiche e le grappe aromatizzate venivano offerte ai visitatori riscuotendo un grande successo.
Mentre si realizzava questa piccola economia, si cominciava a destinare alcuni appezzamenti di terreno per realizzare degli orti e a pensare a nuovi progetti, come la piantumazione di arbusti di piccoli frutti per aumentare la produzione. Forse nasce proprio da questi esempi di autoproduzione, quello che poi la Città del Sole sta realizzando trent’anni dopo, in altri luoghi, sempre con l’obiettivo di migliorare il benessere individuale e della comunità e per far crescere un consumo critico e consapevole.

UN CONVEGNO DEL CONSORZIO UNITARIO ZORZETTO PER I SUOI 30 ANNI