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LUNGO L’ADRIATICO, LAGGIÙ IN ALBANIA

LUNGO L’ADRIATICO, LAGGIÙ IN ALBANIA
Non sappiamo in che anno e in che giorno si fermasse nel porto di Durazzo la prima gallea veneziana. Sappiamo invece che, quando i primi crociati, quelli di Roberto il Guiscardo, presero d’assalto Durazzo nel 1081, vi trovarono una fiorente colonia veneziana. Dunque, prima ancora dell’Iliade dei crociati, Durazzo aveva conosciuto un’Odissea di mercanti. Infatti, a Durazzo vivevano allora numerosi habitatores veneti: uomini d’affari, mercanti, rappresentanti di compagnie commerciali, armatori, insomma gente legata ai traffici da e verso l’Oriente, sia via terra (Egnatia) sia via mare (per terram de Constantinupoli usque Durachium, et de inde per mare usque in Venetia). Ma, oltre a essere un importante punto di transito nel commercio con i paesi d’Oriente, Durazzo era essa stessa un importante centro di raccolta e di smistamento di prodotti delle campagne albanesi: grano, derivati del latte, vino e soprattutto il famoso sal albus di Durazzo, tanto apprezzato sui mercati veneziani.
Era ovvio che la colonia veneziana di Durazzo fosse insediata nel quartiere del porto. La chiesa di Sant’Andrea, retta da un sacerdote veneziano, ne costituiva il punto di riferimento. Un consul Venetorum rappresentava gli interessi di queta minuscola Venezia e dei suoi habitatores presso le autorità locali. Pure Durazzo aveva la sua “Giudecca”, il quartiere ebreo, posto accortamente fuori le mura. I mercanti ebrei, in parte originari della stessa Venezia, rappresentavano un forte e stabile legame con la città delle lagune. Il giro d’affari che si sviluppava attorno al quartiere veneziano coinvolgeva anche molti tra i cives di Durazzo, che compaiono come soci di operatori e di compagnie veneti. Questi costituivano una casta di cittadini che godevano di un particolare trattamento da parte della Serenissima e che spesso amavano spacciarsi per veneziani.
Comunque sia la colonia veneziana di Durazzo costituiva un fattore importante ben inserito nella realtà cittadina. Infatti, i coloni veneti dovevano assolvere anche all’obbligo di difesa ed era appunto a essi che era stata affidata la custodia di una delle principali torri, quella della parte alta di Durazzo. Pare che questi non sempre tenessero fede al loro dovere: la storica bizantina Anna Comnena accusa i coloni veneti di Durazzo di aver consegnato la città ai Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1081, cosa abbastanza strana se si considera che, in quello stesso momento, la flotta veneziana si era impegnata in una tremenda battaglia navale contro le navi dei Normanni proprio nelle acque di Durazzo. Ma non era detto che i comportamenti della colonia veneta di Durazzo collimassero sempre con quelli della madrepatria; i nemici di questa non sempre e non necessariamente erano anche nemici di quella.
Affinché gli affari andassero bene, era necessario stabilire buoni rapporti con le autorità e il potentato locali. Dal momento che il profitto era reciproco, questi rapporti erano di norma ottimi. D’altronde, Venezia e i veneziani erano abbastanza esperti per capire che offrire qualche regalo o elargizione in danaro ai notabili poteva facilitare molto le cose.
I rapporti degli imprenditori veneziani con gli albanesi locali si spingevano, a volte, al punto di materializzarsi anche in legami matrimoniali, nonostante i ripetuti ammonimento del Senato ai suoi cittadini di star lontano da relazioni del genere. Non riuscì, comunque, a impedire che verso il 1400, un certo veneziano di nome Marco Barbadico (Barbarigo), sposasse Elena, sorella del principe Carlo Topia. A loro volta, verso il XIV secolo, nell’area d Valona, i Contareno (Contarini), che a Venezia erano giudicati lievemente esagerati, dal momento che avevano contratto anche matrimoni mosti con delle ragazze nobili del paese, erano riusciti ad allacciare rapporti di amicizia con la dinastia dei principi Comneno. Tuttavia, tra imprenditori veneziani e signori locali, c’erano tanti interessi e tanti affari, compreso il commercio lucrativo delle spezie, sul quale il signore di Valona aveva un certo monopolio grazie ai rapporti preferenziali che intratteneva con l’emiro della Tunisia […]
È questo un piccolo estratto del saggio scritto da Pellumb Xhufi, Venezia in Albania, che compare in L’Albania veneta. La Serenissima e le popolazioni nel cuore dei Balcani, pubblicato nel 2012. E’ uno dei volumi che nati con il progetto Patrimonio Veneto nel Mediterraneo, promosso dalla Regione Veneto e coordinato dagli storici della nostra cooperativa. Anche questo libro è disponibile nel nostro Centro di documentazione ‘Acque e Forti. Venezia Ricerche’.

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