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«NOTTI INQUIETE STO TRASCORRENDO IN QUESTO PENOSO LUOGO»

«NOTTI INQUIETE STO TRASCORRENDO IN QUESTO PENOSO LUOGO»
Nel giugno del 1915 iniziavano le tragiche “offensive dell’Isonzo”. L’Italia era entrata in guerra il 24 maggio: per tre anni un’intera generazione si sarebbe trovata in armi. Poco conosciuta è la storia sanitaria della guerra, le città trasformate in ospedali che arriveranno a ricevere 2,4 milioni di soldati sui 5 mandati al fronte. Mauro Scroccaro e Claudio Pietrobon lo hanno ricostruito in Pianeta Sanità (Antiga Edizioni, 2015), utilizzando documenti d’archivio, diari e un gran apparato fotografico. E’ disponibile nel nostro Centro di Documentazione. Qui un estratto.
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Il primo treno di feriti e ammalati è segnalato a Mestre domenica 6 giugno [1915], dove però arriva non preannunziato, cogliendo alla sprovvista i responsabili del locale Posto di Soccorso n.49, che non sono in grado di dare sostegno agli infermi. Un inconveniente analogo si ripete giusto una settimana dopo, quando un altro Treno Sanitario in transito resta anche questa volta senza soccorsi, per cause forse di ordine burocratico-amministrativo, dato che il Comando dell’Esercito della Piazza si premura di segnalare il fatto alle autorità superiori «perché provvedano a dare disposizioni meno restrittive dal lato amministrativo». Da questo momento l’arrivo di feriti a Mestre diventa una costante, ritmata, con picchi in coincidenza dello svolgersi delle principali offensive sull’Isonzo.
La sera dell’1 luglio, mentre sul Carso si sta svolgendo la “Prima offensiva dell’Isonzo” (23 giugno / 7 luglio 1915), arrivano in treno a Mestre 450 feriti, subito smistati tra i vari reparti dell’Ospedale di Riserva. Due giorni dopo, sempre di sera, arriva un altro treno con altri 400 feriti.
Il 23 luglio, in coincidenza con la “Seconda offensiva dell’Isonzo” (18 luglio / 3 agosto 1915), arrivano in città ancora 165 feriti, seguiti il giorno dopo da altri 374. Il 29 luglio è la volta di altri 102 che devono però essere temporaneamente sistemati presso un locale del parco ferroviario, in attesa di essere fatti proseguire, essendo tutte le strutture ospedaliere già sature.
Con la “Terza offensiva dell’Isonzo” (18 ottobre / 4 novembre 1915) riprendono gli arrivi in massa di feriti, poi distribuiti tra gli ospedali della Piazza: 852 il 26 ottobre, 400 il 28, 400 il 29, 300 il 30, 400 il 31, ancora 400 il 3 novembre, altri 400 il 7.
Il 10 novembre inizia la “Quarta offensiva dell’Isonzo” (10 novembre / 5 dicembre 1915) e puntuale riprende l’arrivo dei feriti: 300 il 13, il 18, il 26 e il 29 novembre e ancora altri 300 il 6 dicembre, prima che la pausa invernale ponga un momentaneo stop alla carneficina.
Tra il 7 maggio e il 6 novembre del 1916 sono 9.798 gli infermi che arrivano solo a Mestre e 1.200 tra il 16 maggio e il 30 settembre del 1917.
Al di fuori del territorio della Piazza di difesa marittima, nel resto della provincia le strutture ospedaliere fino alla ritirata di Caporetto non sono molte: l’Ospedale Territoriale della CRI a Mira, gli Ospedali di Tappa a Mirano, a Meolo e a San Donà di Piave (quest’ultimo prima Ospedale di Riserva), l’Ospedale di Riserva a Portogruaro e quello da Campo 232 di S. Michele al Tagliamento.
Con l’arretramento del fronte sul Piave, alla pari delle altre provincie di Padova, Rovigo e Treviso, anche quel che rimane del resto della provincia di Venezia non occupata, si satura, in particolare di strutture ospedaliere da campo, mentre le grosse strutture ospedaliere di Venezia e di Mestre vengono in parte sgomberate per essere alleggerite e poter all’occorrenza ripiegare velocemente oltre il Po.
Ridotta alla sola area lagunare la competenza della Piazza, le strutture sanitarie sono quasi esclusivamente in capo alla III Armata e ripartite su tre gruppi, il primo facente capo a Mestre, con posto di smistamento a Carpenedo, il secondo a Noale, con posto di smistamento a Scorzè, il terzo a Dolo con posto di smistamento sempre a Dolo.
Il fronte sul basso Piave della provincia di Venezia porta inevitabilmente a dover parlare anche di un particolare aspetto sanitario: quello della malaria. Nel novembre del 1917, la zona a sud del Piave, tra Musile, Meolo e Jesolo, viene allagata dagli italiani per rallentare l’avanzata degli austro-ungarici che qui sono riusciti a passare il fiume e si assestano sulla cosiddetta “Isola del Piave”, tra il corso del Piave e della Piave Vecchia, fino al giugno del 1918.
Distrutte le opere di bonifica, tutta l’area si trasforma nuovamente in un’immensa palude […]. Tra la III Armata schierata sul basso Piave, la malaria imperversa già tra il dicembre del 1917 e l’aprile del 1918 quando sono denunciati 12.000 casi contagiati in precedenza sul fronte dell’Isonzo. Col sopraggiungere della nuova fase epidemica, tra maggio ed agosto, i nuovi casi salgono a 21.000 che nel solo mese di agosto corrisponde al 24% dell’intera forza della III e dell’VIII Armata, mettendo fuori combattimento ben 10.000 uomini. Secondo alcune fonti, l’intero contingente dei malarici denunciati sul fronte italiano nel 1918 sarebbe di 85.032 casi.
Nell’area lagunare il problema è comunque molto sentito anche prima dell’arretramento del fronte sul Piave tanto che già nell’agosto del 1915 il Comando della Piazza dispone addirittura il temporaneo spostamento dell’intera guarnigione di forte Pepe; in una relazione del novembre del 1916 propone l’interramento dei fossati in alcuni dei forti del Campo trincerato di Mestre più esposti ai focolai (Pepe e Rossarol) e la soppressione di forte Brondolo a Chioggia, ormai inutile sotto il profilo militare.

#05. TRE BUONI CONSIGLI: IL TIEPOLO A MIRA, UN LIBRO SULL’INDIA, IL PALIO...