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NOVITA' EDITORIALE: CAVE, FORNACI E FORNACI TRA I FIUMI DI RISORGIVA

NOVITA' EDITORIALE: CAVE, FORNACI E FORNACI TRA I FIUMI DI RISORGIVA
Continua la nostra indagine sull’area delle risorgive venete. Dopo fiumi e mulini, è la volta di cave e fornaci. Mauro Scroccaro e i fotografi Giorgio Bombieri e Elisabetta Alongi ne hanno visitate, fotografate e mappate 67: un racconto storico, geografico, visivo di un paesaggio che sa ancora sorprendere.
Il volume Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva è una iniziativa del Centro di documentazione della nostra Cooperativa, in collaborazione con il Consorzio di bonifica Acque Risorgive.
Seguiteci per sapere quando verrà presentato il libro: prenotatelo qui!
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di Mauro Scroccaro
Sarà capitato più o meno a tutti girando per le strade delle province di Padova, Treviso e Venezia di imbattersi in cartelli con scritto “pesca sportiva ai laghetti”, “ai laghetti”, “lago blu”, “lago verde”. I più attenti, magari, quei laghetti li hanno intravisti dietro a folte vegetazioni o a reti di sicurezza; altri li avranno frequentati per prendere il sole o mangiare un gelato. Non possono poi sfuggire i tanti laghetti che si vedono ai lati della strada a chi percorra la A27 o a chi, appassionato e curioso, si incolli agli oblò dell’aereo decollando o atterrando dal Canova di Treviso o, più prosaicamente, si metta a studiare attentamente mappe o immagini dall’alto.
Oltre ai laghetti, girando per questa parte del Veneto, c’è dell’altro che a volte cattura l’attenzione, in verticale sull’orizzonte: lunghi camini in mattoni. Le “canore”, così si chiamano i camini delle tante fornaci di laterizio, fino a pochi decenni fa lavoravano a pieno regime. Si elevavano slanciate di fianco a grandi capannoni dai tetti a volta, in mezzo a larghi piazzali dove erano accumulati mattoni e forati pronti a dar vita a nuove costruzioni e alle cui spalle crescevano vere e proprie colline di argilla, mentre ai piedi si sviluppavano linee di piccoli binari per spostare dei carrelli da miniera.
Parliamo delle attività di cava che, assieme alle fornaci, in questa parte di pianura hanno fortemente caratterizzato il territorio e segnato il panorama. Attività di cava che, in virtù delle particolari caratteristiche del sottosuolo, si vengono a dividere e ad incrociare tra quelle destinate all’estrazione di argilla e quelle impiegate per la ghiaia. Plurisecolari le prime, ma ormai quasi scomparse; più recenti le seconde, ancora caratterizzano importanti aree della Provincia di Treviso.
Abbiamo cercato allora, come per i mulini, di mettere in luce l’esistenza e la sopravvivenza di queste attività e, in alcuni casi, le loro trasformazioni. Molte vecchie cave non ci sono più: a volte semplicemente ricoperte e ripristinate ad uso agricolo; in altri casi, in anni più lontani e di non spiccata sensibilità ambientale, trasformate in discariche, il cui destino non è stato sempre dei più felici. Più recentemente, grazie ad oculati ed importanti progetti di ripristino ambientale, molte cave da luoghi di degrado si sono trasformate in straordinarie oasi ambientali, ottenendo in qualche caso l’inserimento nelle reti “Natura 2000”, quali aree SIC (Sito di Interesse Comunitario), grazie alla presenza di specie vegetali ed animali di assoluto valore; altre volte invece sono diventate dei luoghi di ricreazione e di svago, marcando ambiente e paesaggio fino a diventare, negli esempi più virtuosi, fondamentali aree di fitodepurazione dei diversi corsi di risorgiva che le lambiscono.
La continuità con il precedente lavoro sui mulini può trovare degli ulteriori interessanti agganci storici e storico-documentali in alcuni atti notarili relativi a contratti di epoca medievale: vi si trovano riportate l’insieme delle attività economiche oggetto della transazione o presenti nelle vicinanze e non di rado compaiono elencati, oltre a terreni coltivati e botteghe, anche mulini e fornaci. Un esempio è l’atto stilato a Treviso il 15 gennaio 1220: Aldevrandino da Superno, cavaliere teutonico, risulta acquistare da Vito Tempesta il territorio di Stigliano che comprende il castello, le motte, la giurisdizione su tutto il villaggio, i mulini, una fornace di mattoni, il letto del Muson con gli argini e i terrapieni fino a Mazzacavallo.
Come il volume sui fiumi e i mulini, anche questo è strutturato in una parte storico-narrativa dedicata a cave di argilla, ghiaia e fornaci; una galleria fotografica che propone una selezione delle immagini più suggestive di questi luoghi; e infine una guida che permette di percorrere il territorio tra il Tergola a ovest e il Sile ad est alla scoperta di queste tracce del passato e, talvolta, della loro nuova vita nel presente.

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