
Storie
RICOSTRUIRE LA STORIA DAI TRIBUNALI

RICOSTRUIRE LA STORIA DAI TRIBUNALI
Verso fine ‘400, è in corso nel contado di Vicenza il processo per un sanguinoso regolamento di conti tra due persone: di una non sappiamo nulla, il secondo invece è un agitatore politico, tale Brazzoduro Brazzoduri. E la vicenda intreccia cronaca nera, conflitti sociali, killer e veleni politici.
Ricostruire la Storia dai tribunali è affascinante. Mario Conetti, docente di Storia del diritto medievale e moderno all’Università dell’Insubria, racconta che dalla metà del Trecento, nei sistemi giudiziari delle aree padana, toscana e centro-appenninica, quando un processo si fa difficile diventa buona regola affidarsi al parere di un intellettuale giurista. Il parere è fuori e al di sopra del processo. E il giurista analizza la causa, individua i nodi e offre delle soluzioni.
Mario Conetti lo ha ricostruito in La politica penale delle autonomie italiane (1350-1450), appena uscito per le edizioni Vita e Pensiero. Qui trovate un piccolo frammento. Il libro è disponibile presso il nostro Centro di documentazione.
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di Mario Conetti
La conflittualità sociale nel contado di Vicenza costituisce il retroterra di un fatto di sangue che cela il regolamento di conti tra due personaggi, uno dei quali rimane avvolto nell’ombra (il testo del parere non lascia nemmeno sospettare di chi possa trattarsi) mentre l’altro è identificabile indirettamente, a partire dalle vittime, in Brazzoduro Brazzoduri. Quest’ultimo, figura controversa di agitatore politico, finirà vittima di omicidio sempre a Vicenza nel 1483 a causa di lotte intestine alla famiglia (come non è stato possibile acclarare ma è rimasto un sospetto in sede giudiziale); al momento dei fatti si serviva delle prestazioni professionali di un capobanda, killer o guardia del corpo a seconda delle esigenze di chi lo prezzolava, il Parmesanello.
Il testo del parere lascia intendere che l’amministrazione della giustizia, emanazione dell’autonomia cittadina, non voleva addentrarsi in una situazione spinosa anche perché coinvolgeva la consorteria potente dei Brazzoduri; fallito il tentativo del Parmesanello di fare ricadere la colpa su un artista itinerante (che doveva essere comunque coinvolto nei fatti) , il podestà Catellano Minuto d’accordo col consiglio cittadino decide di risolvere dando la colpa al delinquente abituale e condannandolo a morte; era un capro espiatorio facile e permetteva di colpire il Brazzoduro (favorendo il suo potente e misterioso avversario) senza toccarlo personalmente.
Il parere segnala che nella vicenda è coinvolto anche, quale podestà di Vicenza immediato successore del Minuto, Francesco Sanudo: un amministratore pubblico estraneo alle reti sociali e politiche locali e di altra caratura, figura importante delle istituzioni veneziane: Podestà di Vicenza nel 1469 e poi nel 1471, di Verona nel 1476, sarebbe morto nel novembre 1482 in contesto bellico mentre era Proveditor in campo; doveva essere stato inviato a Vicenza proprio in considerazione del clima di tensione e dell’impossibilità di risolverlo a livello locale. A sua volta però, forse per non prendere di petto le esigenze manifestate dalle élites locali, tenderebbe ad allinearsi alla soluzione del suo predecessore.
L’intervento risolutivo può allora essere solo quello delle istituzioni giudiziarie della dominante, cosicché si intromette un altro personaggio notevole dell’amministrazione e della giustizia veneziana, il Senatore Candiano Bolani che dopo vari incarichi amministrativi conclude la carriera come Avogadore de Comun e in questa veste può intervenire nella causa in questione.
È con ogni evidenza Bolani a decidere, onde trovare una soluzione limpida e inattaccabile, di coinvolgere nella soluzione della causa penale il migliore giurista tra quanti le istituzioni di vertice e di governo della Serenissima potevano avere a disposizione,
Il testo del parere lascia intendere una discrepanza di intenti tra il podestà Francesco Samo. che insiste nel sottoporre Parmesanello a interrogatori sotto tortura per ottenere una confessione, e l’avogadore Candiano Bolani che evidenzia come a carico di Parmesanello non stiano testimonianze né indizi decisivi e non vada nuovamente sottoposto a tortura in mancanza di nuovi ele-menti. Il parere dell’intellettuale giurista si colloca in questa prospettiva proposta dall’avogadore in funzione di controllo rispetto al funzionario locale, non disposta a dismettere la regolarità formale delle procedure di fronte all’esigenza di repressione della criminalità.

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