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UN QUARANTOTTO A PIEVE DI CADORE

UN QUARANTOTTO A PIEVE DI CADORE
Tra le pagine di Risorgimento Veneto 1848-1849 di Federico Moro (Edizioni Leg, 2023) si incontrano eventi e luoghi rimasti in ombra rispetto alle grandi battaglie politiche e militari. Un esempio? «Il 28 marzo 1848 la municipalità rivoluzionaria di Pieve di Cadore invia al governo provvisorio della Repubblica di San Marco una dichiarazione di fedeltà, che ricalca per forma e sostanza le analoghe dei tempi della Serenissima». I rivoltosi chiedono armi e un comandante. Arriva il tenente Pier Fortunato Calvi: originario di Noale, i moti lo sorprendono mentre è a Graz e a quel punto lascia l’esercito imperiale.
Qui potete leggere un estratto. Il libro è disponibile presso il nostro Centro di documentazione.
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di Federico Moro
Il 28 marzo 1848 la municipalità rivoluzionaria di Pieve di Cadore invia al governo provvisorio della Repubblica di San Marco una dichiarazione di fedeltà, che ricalca per forma e sostanza le analoghe dei tempi della Serenissima alle quali non per caso si richiama, accompagnata dalla pressante richiesta di armi, munizioni e di un comandante esperto per dirigere la difesa dell’intero Cadore. Il giorno 1° aprile, sempre a Pieve, tutte le comunità municipali cadorine ricostituiscono l’antica Magnifica Comunità, la quale conferma la riunificazione con Venezia nella rinata forma repubblicana.
Si tratta dell’ennesima conferma circa la natura spontanea, popolare, nazionale e fortemente antiaustriaca dell’intero moto del Quarantotto in Italia. La Prima guerra d’Indipendenza, infatti, coinvolge in massa la popolazione civile e mostra un’adesione entusiastica alla parola d’ordine insurrezionale. Senza tale caratteristica, del resto, sarebbe stato impossibile il verificarsi della secessione dell’intero Lombardo-Veneto, con la sola eccezione delle fortezze del Quadrilatero, ma ciò a causa della grande concentrazione in esse di truppe imperiali e del ruolo ambiguo giocato dai vertici ecclesiastici, tesi a contrastare le istanze democratico-repubblicane piuttosto che unirsi alle aspirazioni dei loro fedeli.
Il Cadore non è davvero un luogo qualsiasi nella geografia del Nordest perché è formato dall’alto corso del Piave e da quelli di due suoi affluenti, i torrenti Ansiei e Boite. I tagli netti nelle montagne prodotti nei millenni da questi corsi d’acqua, ne hanno trasformato le valli in ideali vie per attraversare le Dolomiti e unire, così, la pianura veneta con il Tirolo e quindi la Germania. Via d’Alemagna, d’altronde, si chiama proprio la strada principale che da Belluno, precisamente da Capo di Ponte oggi Ponte nelle Alpi, risale lungo il corso del Piave e superato Perarolo prosegue sino a Pieve per imboccare proprio la valle del Boite, arrivando a Cortina d’Ampezzo e poi a Dobbiaco nella val Pusteria. All’altezza di Pieve, inoltre, un suo ramo prosegue sulla riva destra del Piave fino a Lozzo di Cadore, da dove parte la salita fino al Passo della Mauria e all’alta valle del Tagliamento. Da Lozzo, però, l’asse principale continua fino alla confluenza dell’Ansiei, che permette di compiere una sorta di anello via Auronzo e Passo Tre Croci e rientrare a Cortina, e quindi all’imbocco della val Padola che porta al passo di monte Croce Comelico e di nuovo alla val Pusteria e precisamente a San Candido e alle fonti della Drava.
Si tratta, dunque, di una possibile terza via di penetrazione per gli imperiali, alternativa a quelle della val d’Adige e della valle del Tagliamento/Fella che conducono sino ai passi del Brennero e di Coccau ed è la ragione per cui il Cadore è sempre stato violentemente conteso tra Venezia e Asburgo, una competizione origine di molte guerre tra cui quella del 1508, nella quale Bartolomeo d’Alviano coglie il trionfo di Rusecco e, sulla spinta del successo, le truppe di San Marco conquistano in sequenza Pordenone, Gorizia, Trieste, Pisino e Fiume escludendo l’Impero dall’Adriatico. Ovvero, la motivazione conclusiva dell’adesione di Massimiliano I alla Lega di Cambrai e l’ultima spinta per lo scoppio della guerra europea contro la Serenissima. La pace di Noyon del 1516, con le sue clausole di compromesso, aveva costretto la Repubblica di San Marco a cedere Cortina e la conca d’Ampezzo all’Impero, per cui l’antica linea di confine passava poco oltre la località di San Vito.
I comandi italiani, dunque, sia quelli che si trovano a Venezia che sparpagliati tra pianura veneta e lombarda, quindi Quartier Generale piemontese in testa, dovrebbero prestare la massima attenzione a quanto avviene in Cadore per mantenerne il controllo e impedire, così, la riapertura di un’essenziale via di comunicazione per le forze imperiali. Non solo, potrebbero anche pensare di utilizzarlo come base di partenza per un’offensiva in profondità tesa a tagliare la vitale valle dell’Adige per prendere alle spalle l’armata al comando di Radetzky.
I cadorini si dimostrano subito degni della fama di combattenti indomiti che li accompagna. Entro il 15 aprile in ogni paese della zona si costituisce la Guardia Civica, mentre da Venezia arrivano 260 carabine stutzen, armi rigate destinate nell’esercito imperiale a equipaggiare i reparti del Genio, dell’Artiglieria e della Sussistenza. Si tratta di una cosiddetta arma di supporto, in quanto a canna corta e calciatura completa fino alla bocca, molto adatta a truppe destinate a operare in montagna, in quanto tale tipo di calciatura aiuta a proteggere la canna dagli urti accidentali. Peccato siano poche. Insieme, giungono anche 5 cannoni e una discreta quantità di polvere e munizioni.
Il 17 aprile, inoltre, il governo provvisorio veneziano nomina il nuovo capitano del Cadore, si tratta del noalese Pier Fortunato Calvi. Nato nel 1817, vanta una buona esperienza militare. Ha, infatti, frequentato l’Accademia di Vienna, uscendone alfiere dell’Arma del Genio nel 1836. Essendo di Noale, cittadina a metà strada tra Venezia e Padova, e avendo l’esercito imperiale una coscrizione territoriale, viene destinato al 13° reggimento Wimpfen, di reclutamento a base padovana. Qui arriva al grado di primo tenente ed è in tale fase della carriera che esplode la Rivoluzione di marzo, la quale lo sorprende nella città stiriana di Graz. Calvi non esita, si dimette dall’esercito imperiale e si precipita a Venezia. Ricevuto l’incarico di assumere il comando della difesa del Cadore, giunge a Pieve la sera del 20 aprile assieme al patriota Luigi Coletti, il quale ha il compito di coadiuvarlo nell’organizzazione delle forze disponibili.

DALLA COOPERATIVA | A CARBONERA PER LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA