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VIAGGIARE IN UNO STATO CHE NON C'E' PIU'

VIAGGIARE IN UNO STATO CHE NON C'E' PIU'
di Giovanni Vale
Al tempo della Serenissima, quello che oggi è un centro chiassoso e dinamico quasi non esisteva. «Un porto decaduto», è così che si suole definire la Spalato della seconda metà del Cinquecento. Ma proprio in quel momento difficile per il comune un commerciante ebreo in fuga dalla Spagna convince Venezia a dare il via ad un grande progetto infrastrutturale, che risolleva le sorti della città: la Scala di Spalato.
Siamo nel 1573 e Spalato conta poche centinaia di abitanti. Le carestie, le incursioni dei pirati e la concorrenza commerciale della vicina Traù hanno portato il piccolo comune al collasso. Nel frattempo, la Repubblica, che controlla la Dalmazia dal primo Quattrocento, ha appena perso l’isola di Cipro, pur avendo vinto con la Lega Santa la battaglia di Lepanto. In questo contesto si inserisce la figura di Daniel Rodriguez, un ebreo sefardita che si pone come interlocutore tra Venezia e il mondo ottomano con un’idea innovativa.
Rodriguez propone di sviluppare un porto franco, al fine di trasportare le merci nella vicina Bosnia e vincere la concorrenza di Ragusa. Non è un’impresa facile e ci vorranno quasi vent’anni per realizzarla. Ma alla fine il senato veneziano dà il suo nullaosta. Sono allora dragati i fondali del porto, è riparato il lazzaretto e viene introdotta una galea scortata che fa la spola tra Venezia e Spalato. Anche gli ottomani partecipano: rimettono in sesto la strada che da Clissa e Salona va a Sarajevo e assicurano una scorta ai convogli. Da ambo i lati della frontiera, infatti, bisogna limitare il rischio degli assalti e della pirateria.
Nel giro di pochi anni la Scala diventa essenziale alla vita della Serenissima e Venezia fa convergere qui sale, sapone e riso, richiesti dagli ottomani, mentre introduce esenzioni fiscali per favorire l’immigrazione e gli investimenti a Spalato. «È un tentativo di rilancio da parte della Repubblica in un periodo in cui le rotte commerciali si stanno spostando sempre più verso l’Oceano atlantico», commenta la storica Sabine Florence Fabijanec dell’Accademia croata delle Arti e delle Scienze. La Scala non capovolgerà i nuovi equilibri mondiali ma farà la fortuna di Spalato fino al Settecento. Si tratta di una storia interessante non solo a livello locale, perché mostra come, anche nei momenti di maggiore tensione tra la Serenissima e l’Impero, ci sia sempre un canale di comunicazione aperto tra i due mondi. Se la Scala non ha lasciato grandi tracce visibili (il lazzaretto, ad esempio, è stato demolito nel Novecento), Spalato è comunque ricca di lasciti del periodo veneziano: dalla loggia alla torre dell’orologio, fino alla sinagoga costruita nel Cinquecento. Cercatela nel Zidovski prolaz, il passaggio degli ebrei, dove un tempo si trovava il ghetto: l’area è ancora oggi detta «get». Del sistema difensivo rimangono invece la fortezza seicentesca di Gripe fuori città e una torre veneziana in centro, davanti alla statua di Marko Marulié (1450-1524). Quest’ultimo è un punto di riferimento della letteratura croata, ma anche un ponte culturale tra la Dalmazia e la Serenissima. Marulié nacque infatti a Spalato e si laureò in legge a Padova; la sua opera maggiore, Judita (scritta in croato), fu pubblicata a Venezia nel 1521.
Ma l’eredità più sorprendente del periodo in cui la Dalmazia fu una terra di frontiera col mondo ottomano sta nello sport. La squadra di calcio di Spalato, Hajduk Split, amatissima in tutta la regione, deve il suo nome alla figura dell’hajduk: un brigante, un ribelle o una sorta di Robin Hood (a seconda di chi interpellate al riguardo). «La corruzione, la povertà e l’insicurezza lungo il confine fanno nascere il fenomeno degli hajduci», spiega l’etnologo croato Tomislav Pletenac. «Questi assalivano i mercanti, facevano incursioni nel territorio ottomano ed erano generalmente visti come dei combattenti per la libertà dalla popolazione». Oggi, giocano a calcio.
Giovanni Vale è l’autore di questo testo su Spalato. È un piccolo assaggio di una bellissima guida che lui ha curato lungo gli antichi territori della Serenissima: si intitola Repubblica di Venezia (Paper Boat Stories, 2021) e la trovate al nostro Centro di Documentazione. Non è una guida qualsiasi, ma il primo capitolo di un progetto (Extinguished Countries) più grande alla scoperta degli Stati scomparsi, un viaggio nel tempo e nel paesaggio: «Le nostre guide sono come macchine del tempo tascabili. Raccontiamo il patrimonio culturale attraverso interviste, mappe, illustrazioni e podcast, concentrandoci su ciò che ci unisce, piuttosto che su ciò che ci divide».

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